Afghanistan / In missione

Saranno famose

C’è una scuola a Kabul che ricorda quella di “Fame” o meglio in italiano “Saranno Famosi”, il telefilm che ha segnato gli anni ’80. È l’Istituto Nazionale di Musica dell’Afghanistan (Afghanistan National Institute of Music – ANIM). Qui arrivano ragazzi e ragazze da tutto l’Afghanistan, fanno un test di ingresso e cominciano il loro corso di studi. Strumenti ma non solo. Solfeggio, storia della musica ma anche inglese e altre materie più scolastiche. Sono circa 200 gli studenti che studiano dalle elementari fino alle superiori in questa scuola speciale. Li vedi entrare e uscire dagli edifici, correre a lezione, con chitarre o violini sulle spalle. Salutandosi e scherzando prima di entrare in aula. Tanti i musicisti e gli insegnanti stranieri che vengono qui a fare brevi stage con i ragazzi. Nei corridoi incontriamo dei percussionisti tedeschi e un chitarrista messicano. Qui è nata anche un’orchestra tutta femminile di 36 elementi che gira il mondo: la “Zohra Orchestra”. Le orchestrali non sono solo brave ma sono anche un simbolo di riscatto per le tante ragazze afgane. Un modo per affermare il proprio talento, per affrancarsi (quasi sempre) da regole dettate dalla tradizione e dal corso politico e sociale segnato da fondamentalismi ed estremismi religiosi che hanno avuto sulla vita delle donne di tutto il Paese ricadute disastrose: esclusione dai percorsi educativi e lavorativi, matrimoni forzati, violenza familiare alle stelle. La “Zohra Orchestra” ha suonato alla Casa Bianca, alla Carnegie Hall, a Mosca e in tante città d’Europa. Le musiciste dell’istituto sono a tutti gli effetti delle piccole star nel Paese. Quante continueranno questa loro carriera non è dato saperlo, ma la scuola è un luogo da cui è difficile tornare indietro. Il direttore dell’Istituto, Ahmad Sarmast, famoso musicista (trombettista) e attivista che a questa scuola ha dedicato la sua vita, ci dice a bassa voce che per le ragazze il test di ingresso è un po’ più facile: “discriminazione positiva”, sorride. Qui arrivano molte ragazze dell’orfanotrofio di Afceco, una ong locale che gestisce diversi orfanotrofi e si occupa di dare un futuro alle ragazze che ospitano: musica ma anche sport. È di Afceco una delle prime squadre di calcio femminili dell’Afghanistan. Questa orchestra è talmente bella e simbolica che abbiamo deciso di prendere la storia di alcune delle musiciste, e dell’intera orchestra e del suo direttore, come protagonista collettiva di un documentario che stiamo girando sui difensori e le difensore dei diritti umani nell’ambito del progetto Ahram.  E preparare il terreno al regista afgano e al giornalista italiano, Stefano Liberti, che ne seguiranno la realizzazione, è il vero motivo della mia presenza qui, per chi ancora se lo chiedesse. Lo girerà Mohammed Behroozian, un giovane afgano che ha studiato a Boston ed è tornato qua a lavorare come freelance. Facciamo uno dei tanti sopralluoghi e prendiamo accordi. Lui tornerà a girare e a intervistare. Sarà infatti un loro concerto a fare da filo rosso a tutto il video. Almeno questa è l’idea. E mi dispiace solo non poter essere qui durante quelle riprese. Saranno famose? Noi incrociamo le dita e diamo una mano perché anche in Italia e in Europa queste esperienze possano essere conosciute.

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Pamela

Pamela Cioni, fiorentina, giornalista professionista, ha lavorato per diverse testate locali e nazionali dove ha scritto di cinema, cultura e cooperazione internazionale. Si è occupata di letteratura latinoamericana per la casa editrice Caminito della quale è stata anche fondatrice. Attualmente è responsabile per la comunicazione della ong COSPE per la quale è anche direttrice della rivista “Babel”.

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