I pasti / Senegal

Il pasto, un momento di condivisione

Il pasto è un momento di condivisione in Senegal. Si mangia tutti assieme in un grande piatto. Di solito si mangia con le mani facendo delle boulettes, delle palline, di cibo. Gli ospiti ricevono i pezzi migliori che sono abitualmente distribuiti da una donna della famiglia.

Il riso è la base dell’alimentazione senegalese.

Il piatto tipico è il thiéb (si legge “tiep”), ovvero riso, nelle sue varie declinazioni: thiéboudienne, riso col pesce; thiébouyap, riso con carne, ecc. Questi piatti sono accompagnati da verdure (di solito melanzane, carote, patate, verza, ecc..).

Altri piatti molto conosciuti sono il mafé, piatto anche questo a base di riso e di solito carne preparato con una salsina deliziosa alla pasta d’arachidi.

C’è poi il pollo yassa, che nient’altro è che un pollo accompagnato da una salsina molto abbondante alle cipolle. In alcune occasioni si mangia il cous cous. Ci sono poi i piatti da colazione e spuntino, ad esempio tanti tipi di panini: con la frittata, con i fagioli, con i piselli, con le cipolle.

Poi c’è da segnalare il buonissimo lait caillé, uno yogurt molto dolce, di solito accompagnato da cereali.

Chiaramente tutto molto speziato: pepe, peperoncino ecc, per stomaci resistenti!

I piatti fast food sono in parte importati da altre culture: fataya – un panzarotto fritto farcito con uova, carne, verdure, patatine fritte e a volte spaghetti di riso – pizza, sandwich, ecc.

Il cuore della tradizione senegalese, poi, è l’athaya, il tè caldo speziato che si beve a tre riprese in versioni progressivamente più dolci. Attorno all’athaya ci si incontra, si scambiano chiacchiere.

Altre bibite tipiche, sono il bissap, un infuso di fiori di karkadè zuccherato e aromatizzato alla menta, e la bouye, un prodotto del frutto del baobab.

Chiaramente la cucina senegalese ha anche connotazioni regionali influenzate dalle differenze climatiche, culturali e religiose locali.

Laura

Laura Vigoriti, 36 anni, è campana di Pozzuoli, cittadina di mare conosciuta per il vulcano Solfatara, i molti resti romani ed anche per aver dato i natali a Sophia Loren. Ha ricevuto dai suoi genitori un’educazione aperta e attenta all’altro che l’ha naturalmente spinta ad avvicinarsi a movimenti associativi della sua zona e a impegnarsi soprattutto nella lotta alla marginalizzazione sociale. Da qui ha maturato l’idea di fare studi sullo sviluppo che potessero rendere più professionale il suo impegno civile e ha frequentato Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università Orientale di Napoli dove si è specializzata in Politiche di Sviluppo. Subito dopo la laurea, è partita per un anno di servizio civile in Congo e da li ha cominciato le sue collaborazioni con diverse organizzazioni nell’ambito di progetti di sviluppo, intervallando periodi all’estero e periodi in Italia durante i quali ha anche seguito una formazione superiore in Gestione di progetti della solidarietà internazionale a Lione in Francia. Da quasi due anni Laura è diventata mamma e avrebbe voluto stabilirsi per un periodo in Italia. Ma alla proposta del COSPE di partire per il Senegal come Rappresentante Paese non ha saputo dire di no ed ora vive a Dakar con tutta la famiglia.

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