Il quartiere / Libano

Il quartiere delle botteghe e delle madonne

Beirut, si sa, è un puzzle di aree divise per colori e religioni, fortemente contraddistinte tra loro e con una propria autenticità. Una città definita la “Parigi del Medio Oriente”, almeno fino a prima della guerra civile, zeppa di contraddizioni, di influenze dell’Est e dell’Ovest e di mescolanze tra moderno e tradizione.

L’area in cui abito si chiama Furn El Chebbak e si trova nella periferia a sud di Beirut (anche se è a tutti gli effetti una municipalità a sé). È un’area residenziale e popolare della città, un quartiere a prevalenza cristiana-maronita, anche se oggi abitata da numerose persone di nazionalità e credo differenti.

Girare per le vie di Furn El Chabbak (che letteralmente significa “il forno della finestra”, nome sicuramente suggestivo) è un districarsi in vicoli pieni di botteghe di altri tempi – forni al profumo di manakish (le tipiche focacce libanesi), sarti, fruttivendoli con prodotti baladi (noi li chiameremmo bio o a km 0) dal sapore di esotico, barbieri, falegnami – e teche, statue di santi, immagini sacre e madonne, presenti in ogni dove, riconoscibili a occhi chiusi anche solo dalla scia di incenso che li contraddistingue e qualche volta da luci-al-neon-dal-gusto-un-po’-kitsch.

Damascus street, che delineava durante la guerra civile la “linea verde” di confine tra la parte ovest-musulmana ed est-cristiana, si estende fino al centro di Beirut e rappresenta oggi la via principale di Furn El Chebbak, con negozi di ogni tipo aperti fino a tardi la sera e un via vai di service-a-duemilalire, pronti a

scorrazzare i clienti in ogni dove della città.

Anche se Furn El Chebbak ha davvero poco a che vedere con le aree centrali della città – come le zonerinomate di Hamra e Ashrafieh, o quelle ricostruite e commerciali di Downtown, o i nuovi poli di gentrificazione cittadina con atelier d’arte e circoli culturali di Gemmayze e Mar Mikhael – è comunque un quartiere con un fascino suo particolare dal sapore d’altri tempi.

 

Foto di Emma Grosbois nell’ambito del suo lavoro realizzato col sostegno del Centre National des Arts plastiques, fotografa francese e coinquilina di Valentina

Valentina

Valentina Verze è nata a Brindisi. Ha quasi 30 anni e ha studiato Cooperazione Interazionale e Sviluppo a Bologna, per poi finire la laurea magistrale in Economia Sociale presso le Università di Forlì e di Reims. Da quasi tre anni vive in Palestina e da circa due anni lavora con COSPE come cooperante. Ha gestito nel tempo progetti di sviluppo e di emergenza ed è interessata ad ambiti di intervento legati al rafforzamento delle organizzazioni della società civile e dei processi di partecipazione democratica, percorsi di sviluppo territoriale sostenibile e inclusivo, diritti delle donne e uguaglianza di genere.

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