L’Egitto: un paese sotto il segno dell’immensità

Un Paese immenso sotto tutti i punti di vista. Non solo come estensione geografica e come popolazione, ma anche immenso per l’innumerevole varietà di cibi, di stili di vita, di dialetti e di architetture. E quindi immenso anche per le diverse emozioni che suscita a chi come me ha occasione di percorrerlo per lavoro.

 

L’Egitto è un Paese che, visitato o meno, suscita in tutti almeno un’immagine, sia che provenga dall’infinità di film sugli antichi Egizi o per le innumerevoli campagne pubblicitarie, il suo nome evoca in tutti noi almeno un’associazione: cammelli, mare, faraoni o bazar.

Quello che spesso sfugge a chi non è stato mai nel Paese, o quanto meno nella capitale, è l’immensità.

L’Egitto è un Paese immenso in ogni accezione dell’aggettivo. È territorialmente immenso, ha una popolazione che non vuole smettere di crescere, una varietà immensa di cibi, di stili di vita, di turisti, di panorami e di dialetti diversi. Un’altra cosa immensa, fortunatamente per molti arabisti, è la produzione cinematografica, talmente ampia e ben distribuita soprattutto nel mondo arabo, che chi riesce a parlare il dialetto egiziano sarà in grado di essere capito dal Marocco alla Giordania senza grosse difficoltà.

Con una popolazione ufficiale di ben 104 milioni di persone (dove la parola ufficiale non è da prendere sotto gamba), distribuita per il 95% su un misero 4% del territorio nazionale, che si estende su più di un milione di chilometri quadrati, andare a prendere un caffè con gli amici o far visita ai beneficiari di un progetto, non è proprio una passeggiata.

Io vivo a 28 chilometri dall’ufficio, tradotto in tempi di percorenza, significa un’ora e mezza di puro traffico; la mia migliore amica vive nella stessa città ma a ben 50 chilometri di distanza, circa un’ora e mezza di strada a scorrimento abbastanza veloce. I beneficiari dei progetti che seguiamo con Cospe arrivano fino a Qena, appena 600 chilometri dall’ufficio, le proporzioni temporali in questo caso, le lascio a voi che è meglio.

Ma l’Egitto è immenso anche nelle emozioni che i suoi panorami possono suscitare, cosi diverso il nord dal sud e l’est dall’ovest, che spesso non si può credere di essere rimasti all’interno dei confini nazionali. Si va dalle costruzioni nel mezzo del deserto, come nel quartiere-città dove vivo io, ai compound in stile europeo con tetti spioventi del deserto a est, dai dialetti berberi a diletti beduini e nubiani, dalle moschee alle sinagoghe passando per le cattedrali, dalla varietà del Mar Rosso alle onde fredde del Mediterraneo, da estesi campi agricoli lungo il Nilo alle piramidi faraoniche, che non sono tre, ma bensì più di cento.

Uno dei progetti seguiti da Cospe è “Hope”, che coinvolge artigiani e agricoltori in nove aree del Paese, da Alessandria d’Egitto fino a Qena, poco lontano dalla più conosciuta Luxor, coprendo circa 800 chilometri di territorio. “Hope” mi permette di girare gran parte dell’Egitto, di vedere la maggior parte dei panorami possibili e di conoscere letteralmente tratti culturali diversi di questo Paese che ormai chiamo casa. Alessandria, ben conosciuta oltre il territorio nazionale, è la città dove risiede una delle più grandi comunità di italiani in Egitto, nati, cresciuti e pasciuti qui, che portano con sé non poco del bagaglio e del vocabolario italiano, terminologie che si estendono ben oltre i confini della comunità, ma che pervadono il dialetto egiziano: sotto casa potrebbe tranquillamente passare il carrettino della ROBA BECCHIA, o in farmacia potreste tranquillamente comprare una SERENGA, cosi come potreste rinfrescarvi nei 50 gradi all’ombra dell’oasi di Siwa con un GELATI mangiato in compagnia di un berbero che parla Amaziri.

 

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Giuliana

Giuliana

Giuliana Sardo, trentaduenne meridionale appassionata di cene tra amici, nasce a Capua, cittadina ridente del casertano. Fino all’età di 18 anni vive nel piccolo paese di Pignataro Maggiore, 6000 anime circa, di cui un’importante parte 0ver70, e quindi decide di trasferirsi a Roma per frequestare l’Università, per potersi laureare in arabo, affascinata da una lingua e una cultura che non avevano in realtà mai fatto parte della sua vita. La sua famiglia è molto numerosa, secondo i frenetici ritmi meridionali di un tempo: due sorelle maggiori e un fratello minore, sparsi per l'Italia e con già un po’ di nipoti. I genitori invece sono rimasti al paese e vivono con la sua adorata nonna, compagna di viaggi e prima tra tutti a spronare e sostenere Giuliana per qualsiasi scelta ‘bizzarra” o “non usuale”. Lei è stata sempre la sua migliore amica. Giuliana visita l’Egitto per la prima volta nel 2007, per seguire un corso di arabo. Il Paese l’affascina, c’è poco da fare, quindi decide di provare a trasferirsi. Cerca e trova lavoro in Ambasciata e allo stesso tempo presso una scuola italiana. Matura intanto la scelta della Cooperazione e perciò decide di reiscriversi all’Università, lavorando e studiando tra Italia ed Egitto, si laurea e trova un lavoro al COSPE in Egitto, dove comincia a collaborare. L’Egitto oramai è la sua seconda casa, sono dieci anni che ne assapora i suoi gusti e organizza cene con gli amici, e ancora ha voglia di visitare i posti non visti.

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