Egitto / La gente

Napoli non è poi così lontana

Clacson a intermittenza, gente che urla vendendo di tutto a ogni angolo, possibilità di mangiare a qualsiasi ora della giornata, feste che dovrebbero essere familiari che diventano di vicinato, inaspettati punti di ritrovo culturali e letterari in quartieri improbabili, bambini che giocano per strada, il riconoscere che non sei della zona e che potresti aver bisogno di aiuto, indicazioni stradali stravaganti quando la numerazione civica è fatiscente, parcheggiatori illegali, bucato steso ovunque, case popolari occupate abusivamente, traffico incessante, strade dissestate e, a volte, non asfaltate. Ma, soprattutto, la resilienza della gente che vive quotidianamente in questo tipo di ambiente: Napoli, direte voi. E invece no, parlo della “cugina anziana” di Napoli, Il Cairo!

Nella quotidianità le persone che incontro sono molteplici e quasi sicuramente non le conosco tutte! La giornata inizia con i bambini del quartiere che non frequentano regolarmente una scuola, tutti provenienti dal sud dell’Egitto, e a cui piace radunarsi sotto casa mia. Ogni giorno hanno una storia nuova da raccontarmi, si va dal recupero di un giocattolo perso chissà dove, a un altalena costruita con vecchi cavi elettrici, al calcio quando si recupera una palla, e così via.

Spesso vado a fare colazione dai siriani, il mio quartiere ne è pieno. Lì incontro sempre un anziano che se ne sta seduto, mangiando o fumando, con cui spesso mi fermo a parlare ma del quale non conosco il nome. Lui per me è Hagg (appellativo di rispetto per una persona anziana e significa “pellegrino”, indicando le persone che sono riuscite a ottemperare a uno dei cinque pilastri dell’Islam, il pellegrinaggio alla Mecca) e io per lui sono Binty (“figlia mia”, “ragazza mia”).

La giornata procede aspettando il minivan che mi porterà al lavoro mentre intorno a me regna il caos, tra macchine, minivan e persone in attesa ovunque per strada, in un ordine non concepibile: la fermata dell’autobus è semplicemente dove si sta fermi ad aspettare, a volte nel bel mezzo della strada!

Questa città sa come farmi sentire a casa, sa come donarmi un pezzo di Napoli, ed è forse per questo che qui non mi sono mai sentita una straniera.

 

Giuliana

Giuliana Sardo, trentaduenne meridionale appassionata di cene tra amici, nasce a Capua, cittadina ridente del casertano. Fino all’età di 18 anni vive nel piccolo paese di Pignataro Maggiore, 6000 anime circa, di cui un’importante parte 0ver70, e quindi decide di trasferirsi a Roma per frequestare l’Università, per potersi laureare in arabo, affascinata da una lingua e una cultura che non avevano in realtà mai fatto parte della sua vita. La sua famiglia è molto numerosa, secondo i frenetici ritmi meridionali di un tempo: due sorelle maggiori e un fratello minore, sparsi per l'Italia e con già un po’ di nipoti. I genitori invece sono rimasti al paese e vivono con la sua adorata nonna, compagna di viaggi e prima tra tutti a spronare e sostenere Giuliana per qualsiasi scelta ‘bizzarra” o “non usuale”. Lei è stata sempre la sua migliore amica. Giuliana visita l’Egitto per la prima volta nel 2007, per seguire un corso di arabo. Il Paese l’affascina, c’è poco da fare, quindi decide di provare a trasferirsi. Cerca e trova lavoro in Ambasciata e allo stesso tempo presso una scuola italiana. Matura intanto la scelta della Cooperazione e perciò decide di reiscriversi all’Università, lavorando e studiando tra Italia ed Egitto, si laurea e trova un lavoro al COSPE in Egitto, dove comincia a collaborare. L’Egitto oramai è la sua seconda casa, sono dieci anni che ne assapora i suoi gusti e organizza cene con gli amici, e ancora ha voglia di visitare i posti non visti.

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