Al risveglio / Egitto

Caffè (italiano) sigaretta e gatto

Un trauma infinito per me il risveglio in una città che non dorme mai come il Cairo. A qualsiasi ora suoni la sveglia è sempre troppo presto, e non si tratta di pigrizia, anzi, ma di ritmi frenetici che non permettono a nessuno di riposare 6-8 ore la notte. Il pranzo normalmente è alle 5, lascio a voi la scelta dell’orario per la cena! Ad ogni modo, suona la sveglia (diverse volte come avrete potuto intuire) seguita da imprecazioni di mio marito che potrebbe dormire quindici minuti in più (anche questo a qualsiasi ora), e dall’allarmismo dei gatti che si aggrappano alla maniglia della porta. Quando finalmente gli input elettrici cominciano a funzionare e a prendere forma, riesco ad alzarmi. La prima cosa che faccio è sempre il caffè, caro buono vecchio caffè portato in quantità industriali dall’Italia, circa cinque chili a viaggio, sono campana, potrei risultare molto sgradevole se mi ritrovassi senza al mattino.  Ho sempre avuto l’abitudine di bere il caffè all’aria aperta, guardando il giardino di casa, un piccolo rituale, pochi minuti, caffè e sigaretta che mi accompagna dai tempi dell’università. Qui, come intuibile, è difficile trovare un panorama simile, i colori spaziano dal giallo al sabbia nella città di 6 Ottobre, trenta chilomentri dal Cairo, e mi ritengo fortunata, fino a qualche tempo fa vedevo solo sfumature di colori indefinibili in centro città. Una piantina di qua, un fiore di la e riesco a mantenere vivo il mio rituale. Dopo essermi preparata mi tocca cercare una macchina che mi porti in città, eh si, niente macchina per adesso, sono una straniera, e come per tutte le altre cose (conto bancario, visto, residenza, etc), la patente richiede diversi controlli da parte delle autorità, non sia mai,  potrei essere un soggetto molto pericoloso sapete? eh no, non mi riferisco affatto a “donna al volante, pericolo costante!”

Scopri cosa fa COSPE in Egitto

Giuliana

Giuliana Sardo, trentaduenne meridionale appassionata di cene tra amici, nasce a Capua, cittadina ridente del casertano. Fino all’età di 18 anni vive nel piccolo paese di Pignataro Maggiore, 6000 anime circa, di cui un’importante parte 0ver70, e quindi decide di trasferirsi a Roma per frequestare l’Università, per potersi laureare in arabo, affascinata da una lingua e una cultura che non avevano in realtà mai fatto parte della sua vita. La sua famiglia è molto numerosa, secondo i frenetici ritmi meridionali di un tempo: due sorelle maggiori e un fratello minore, sparsi per l'Italia e con già un po’ di nipoti. I genitori invece sono rimasti al paese e vivono con la sua adorata nonna, compagna di viaggi e prima tra tutti a spronare e sostenere Giuliana per qualsiasi scelta ‘bizzarra” o “non usuale”. Lei è stata sempre la sua migliore amica. Giuliana visita l’Egitto per la prima volta nel 2007, per seguire un corso di arabo. Il Paese l’affascina, c’è poco da fare, quindi decide di provare a trasferirsi. Cerca e trova lavoro in Ambasciata e allo stesso tempo presso una scuola italiana. Matura intanto la scelta della Cooperazione e perciò decide di reiscriversi all’Università, lavorando e studiando tra Italia ed Egitto, si laurea e trova un lavoro al COSPE in Egitto, dove comincia a collaborare. L’Egitto oramai è la sua seconda casa, sono dieci anni che ne assapora i suoi gusti e organizza cene con gli amici, e ancora ha voglia di visitare i posti non visti.

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