In Egitto, una scelta d’amore, dove mi sento a casa nonostante tutto

Che ci faccio qui? Questa è una domanda che tutti gli espatriati in Egitto, dopo tre anni di permanenza e di alimentazione prevalentemente a felafel, si fanno quasi ogni giorno.

Io in Egitto ci sono arrivata quasi per sbaglio, e ci sono rimasta per amore.

L’arabo era per me solo una seconda scelta, infatti avevo impostato il mio percorso universitario in modo diverso.

La prima scelta era il cinese, le culture e le lingue orientali mi hanno sempre affascinata. Ma la Cina era troppo lontana per una ventenne proveniente da un minuscolo paesino dell’entroterra campano, e quindi l’Egitto e l’arabo hanno preso il sopravvento.

Ci sono arrivata affidata alle cure di una compaesana e questo mi ha reso le cose più facili, soprattutto verso i miei genitori, intimoriti da tanta iniziativa, che avrebbero preferito una figlia impiegata statale in Italia, preferibilmente non troppo lontano dal paesello natio.

Arrivata in Egitto, ne sono rimasta folgorata, incuriosita, affascinata e alla fine mi sono innamorata. Ma come ogni storia d’amore che si rispetti, io e il mio amato Paese abbiamo dovuto superare crisi sfiancanti per rimanere insieme, in particolare al terzo e al settimo anno. L’Egitto per certi aspetti potrebbe sembrare simile all’Italia del Sud, così attento e cortese all’inizio, e quindi conquistare il cuore di una campana, ma con il passare degli anni può lasciarti completamente sgomenta.

L’Egitto non è un partner facile, è bellissimo, caloroso e accogliente ma allo stesso tempo rude e violento: se non si sta attenti è facile cadere nel vortice della dipendenza affettiva e non riuscire a lasciarlo. Sono passati 14 anni dal famoso viaggio “sicuro” con la compaesana, che mi avrebbe dovuto riportare a casa dopo tre mesi, e ancora sono qui! E, come Catullo, io odio e amo l’Egitto esattamente allo stesso modo e allo stesso tempo: devo ancora capire dove richiedere i danni morali, ma questa è un’altra storia.

Dopo vari tentativi di abbandonare un amore cosi altalenante, mi sono abbandonata all’idea di avere un secondo Paese, e di sentirlo casa, nonostante tutto.

Quindi ho cominciato a mettere radici per davvero, ho trovato qui il lavoro che amo, un marito, una famiglia meravigliosa e molte amicizie e persone affini, e finalmente ho capito che ci faccio qui. Non apparteniamo per forza al luogo in cui siamo nati, non necessariamente ci sentiamo “adatti” alla cultura in cui il mondo ci ha catapultati; certo l’Egitto e gli egiziani hanno difetti infiniti, a ogni angolo se ne trova uno, e l’Italia è imbattibile sotto molti aspetti, ma questa è la casa che ho scelto, dove ho deciso di vivere la mia vita. E, dopo un bel po’ di anni, grazie alla mia scelta, anche i miei genitori hanno cominciato ad apprezzarlo.

 

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Giuliana

Giuliana

Giuliana Sardo, trentaduenne meridionale appassionata di cene tra amici, nasce a Capua, cittadina ridente del casertano. Fino all’età di 18 anni vive nel piccolo paese di Pignataro Maggiore, 6000 anime circa, di cui un’importante parte 0ver70, e quindi decide di trasferirsi a Roma per frequestare l’Università, per potersi laureare in arabo, affascinata da una lingua e una cultura che non avevano in realtà mai fatto parte della sua vita. La sua famiglia è molto numerosa, secondo i frenetici ritmi meridionali di un tempo: due sorelle maggiori e un fratello minore, sparsi per l'Italia e con già un po’ di nipoti. I genitori invece sono rimasti al paese e vivono con la sua adorata nonna, compagna di viaggi e prima tra tutti a spronare e sostenere Giuliana per qualsiasi scelta ‘bizzarra” o “non usuale”. Lei è stata sempre la sua migliore amica. Giuliana visita l’Egitto per la prima volta nel 2007, per seguire un corso di arabo. Il Paese l’affascina, c’è poco da fare, quindi decide di provare a trasferirsi. Cerca e trova lavoro in Ambasciata e allo stesso tempo presso una scuola italiana. Matura intanto la scelta della Cooperazione e perciò decide di reiscriversi all’Università, lavorando e studiando tra Italia ed Egitto, si laurea e trova un lavoro al COSPE in Egitto, dove comincia a collaborare. L’Egitto oramai è la sua seconda casa, sono dieci anni che ne assapora i suoi gusti e organizza cene con gli amici, e ancora ha voglia di visitare i posti non visti.

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